Il primo ministro indiano Modi molto aveva promesso. Sul fronte economico e sul fronte delle politiche sociali. 

Alle commemorazioni per i 150 anni di Gandhi, celebrati urbi et orbi in India, in corso tra 2019 e 2020 e usate quale ombrello per una miriade di iniziative (comprese alcune che non c’entrano con le idee del padre della nazione), Modi ha dichiarato che nel quadro della Campagna contro la Open Defecation sono state costruite in India 110 milioni di toilette in 600.000 villaggi negli ultimi 5 anni (negli ultimi 5 anni significa durante il suo mandato, prima al potere c’era il Congress). La crociata contro la cagata libera è stata e resta uno dei fiori all’occhiello delle sue politiche su questo fronte!

 

 

Il Citizenship Amendment Act e il National Register of Citizens

Il CAA, o Citizenship Amendment Act, è la legge voluta dal governo Modi che rende possibile la cittadinanza indiana per gli immigrati Indù, Cristiani, Buddhisti, Jain, Sikh e Parsi che siano giunti in India prima del 31 dicembre 2014 provenendo da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, e che siano rimasti nel paese per 5 anni. Esclusi da questo novero sono pero’ gli immigrati musulmani, visto che i tre paesi di provenienza in questione sono appunto paesi islamici. Secondo l’Intelligence Indiana, saranno circa 30.000 gli immediati beneficiari della legge.

Esiste d’altra parte un gran numero di immigrati in India che vengono definiti illegali, e tra costoro i musulmani sono la maggioranza. Molti, in stati come l’Assam o il Tripura, nel nordest, abitano lì da generazioni, di fatto sono ormai naturalizzati anche se spesso non risultano in grado di produrre documenti validi che lo provino. E in assenza di questi ultimi la cittadinanza non può essere concessa. In combinazione con la ventilata estensione all’India intera di un’altra misura, l’NRC o National Register of Citizens, la legge ha sollevato il timore che questa gente (ed altra in tutto il paese) venga esclusa dal diritto di cittadinanza – schedata ed espulsa. La faccenda ha generato enormi preoccupazioni e generato vibrate proteste. 

Perchè gli indiani amano tanto questo Primo Ministro?  Scriveva di Modi appena uscito vittorioso dalle urne, nel maggio 2019, “D Lui” di Repubblica[1]: “l’urbanizzazione e la crescita record dei giovani hanno formato nuovi valori e comportamenti, hanno nutrito le aspettative portandole sempre più in alto. Hanno ridefinito cosa significhi essere indiani. E non è detto che dopo questa metamorfosi essere indiani vorrà ancora dire laicità e pluralismo” – attributi che hanno caratterizzato l’India dall’Indipendenza ad oggi. Le cose hanno cominciato a cambiare con l’avvento del BJP, la destra attuale di governo. Modi lo ha capito e ha fatto le promesse giuste. Ha fatto sognare la giovane India dandole più fierezza, il capitale più a buon mercato per ogni demagogo”.

Udaipur, Rajasthan, 5.00 del mattino del 2 agosto 2019. Appena fuori dall’albergo - sono 30 km fino all’aeroporto, vado a prendere il mio volo per Delhi - il taxista che mi carica esulta per le notizie che arrivano dalla radio. Il “governo del fare” di Modi sta annunciando chissà cosa per il Kashmir: regole diverse, investimenti, più turismo, traduce lui dall’hindi. Così finalmente potrete andarci più facilmente, dice il tassista, un ometto di mezza età certamente costretto ad una vita dura in macchina, tutti i santi giorni in mezzo al traffico impietoso dell’India. “Visto cosa è successo in Kashmir?” - mi apostrofa concitato – “Il governo Modi ha cambiato tutto! Finalmente potrete andare da quelle parti senza più pericoli (il soggetto saremmo noi, i turisti) perché non ci sarà più terrorismo!”

La stazione di Mumbai Chhatrapati Shivaji

Terza puntata delle mie “storie di treni”. Dove scavo ancora di più nel mio passato in India, in una sorta di Archeologia del Garrone… L'articolo di seguito e' stato redatto nel 1988 e si riferisce a quell’anno. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora, ma il messaggio essenziale resta identico. Lo pubblico quindi come è stato scritto allora, con giusto qualche nota di commento a piè di pagina.

Fauna ferroviaria
Giaccio sistemato su una panca di treno, in legno duro, occhi aperti e sensi all'erta. Pronto a vederne di tutti i colori, pronto a un tuffo nel molteplice. Siamo ad una delle trecento fermate dell'Udhyan Express, da Bombay a Bangalore. Partenza ore 20.00, arrivo 24 ore più tardi.
I mendicanti fanno parte dell'esistenza quotidiana. Ecco questo cieco musulmano che canta per poche rupie, il capo reclinato all'indietro, una candida papalina in testa. Lo accompagna sul treno un ragazzino, da solo il cieco non potrebbe farcela, tenendolo per mano lungo il corridoio. Di solito, questa gente canta motivi religiosi, ma ognuno lo fa personalizzandoli, con voce roca, struggente, spezzata. Il bambino, nel frattempo, tende la mano libera. 

Rajdhani express

Seconda puntata delle mie “storie di treni”. Dove scavo ancora di più nel mio passato in India, in una sorta di Archeologia del Garrone… I due pezzi di seguito erano stati redatti nel 1988 e si riferiscono a quell’anno. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora, ma il messaggio essenziale resta identico. Li pubblico quindi come sono stati scritti allora, con giusto qualche nota di commento a piè di pagina.

Express, mail, scartamento ridotto

Gestiti dallo stato in regime di monopolio, ancora vecchi e sbuffanti, i vagoni rosso mattone coi finestrini piccoli e sbarrati, i treni indiani sono leggendari. Lo specchio fedele del paese. Usarli significa farsi testimoni diretti degli eventi quotidiani. Può servire a tastarne il polso.
Tra i più vasti ed articolati del globo, il sistema ferroviario indiano fu avviato dagli inglesi a partire dalla metà dell'800, quindi progressivamente esteso e, dopo l'indipendenza, ancora rinnovato ed ampliato. Ha giocato un ruolo decisivo nello sviluppo della nazione unitaria.

Ho pensato a lungo se pubblicare adesso questo vecchio pezzo del 2005 che, al di là del suo (relativo) valore letterario, può essere facilmente interpretato nel solito modo: come è sporca, com’è povera l’India. Come sono sporchi loro, quanta mancanza di igiene, e via con la solita solfa. Decido di pubblicarlo lo stesso sul mio sito così come farò nel prossimo futuro con altri pezzi molto vecchi, visto che vado in India dal 1976 e un po’ di cosette le ho viste. E se anche qui come dappertutto le cose migliorano, nel subcontinente l’igiene resta una questione aperta. D'altra parte gli articoli accumulati dal sottoscritto durante i suoi viaggi in treno da queste parti sono talmente numerosi, ormai, che ho deciso di raccoglierli in un'apposita serie: si chiama Storie di Treni, appunto.

Voglio però sottolineare, a titolo di  indispensabile premessa al pezzo che segue, due aspetti principali.

Primo, gli scompartimenti di treno di cui si parla in questo raccontino sono le “sleeper class” di 15 anni fa, e da allora ad oggi un po’ d’acqua è passata sotto i ponti. Cos’è una sleeper class? E’ uno scompartimento senz’aria condizionata dove sale chi vuole, e su cui chiunque può chiederti un lembo di posto, del tuo posto, anche se tu il tuo sedile l’hai prenotato. Sono gli scompartimenti frequentati dai poveri, che in India rimangono un buon 300 milioni di persone – stima a braccio. Fino agli anni ’90 molti di questi treni andavano a carbone, l’aggravante erano i lapilli della combustione che finivano dentro i vagoni che, nell’afa, viaggiavano coi finestrini aperti anche di notte.

“La più grande democrazia del mondo” va ancora una volta alle urne. Si vota in India per il Lok Sabha, ossia per la Camera dei deputati. La cosa durerà una quantità di tempo spropositata, per i parametri occidentali,  dall’11 aprile al 19 maggio, mentre i risultati saranno noti non prima del 23 maggio.

A Mount Abu, la Blue Lotus (il nome è inventato, la storia no) è una guest house completamente sui generis. Fortuna esserci arrivati. La sera discuto con Rajendra, il proprietario, un ricco imprenditore che ha acquistato l’immobile anni orsono pensando di adibirlo a residenza delle sue vacanze, ma poi ha finito per accogliervi gente in quantità, che arriva tutta dalla sua Ahmedabad (la capitale del Gujarat). Come da Torino si va sulla Riviera di Ponente, come da Bologna si va in Dolomite.

Altura straordinaria, questa dell’ennesimo tempio dell’India dedicato a Rama e ad Hanuman, dove lo staff è costituito di scimmie. Si raggiunge dal villaggio di Hampi con l’attraversamento in barca del fiume Tungabadhra, nei giorni d’estate gonfio delle piogge monsoniche, limaccioso, la corrente decisa. Dieci rupie a testa, ma i sadhu vanno gratis, al solito. Ecco uno di questi coloratissimi eremiti itineranti. Prende anche lui posto a bordo, nel mattino. Gli è bastato ammiccare con gli occhi al barcaiolo, e la risposta di quest’ultimo è stata una leggera inclinazione del capo, quasi impercettibile. Riscontro affermativo. Gli occhi del sadhu sono furbi, quelli di chi deve cavarsela tutti i giorni per strada, senza quattrini, campando di elemosina.

Renzo Garrone

Renzo Garrone, Genova 1956, scrittore e viaggiatore, pubblica dal 1985. Ha visto comparire suoi articoli e foto su numerosi giornali e riviste, realizzato varie guide di viaggio, prodotto saggistica sul fenomeno del turismo e reportage da numerosi paesi. Nel 1987 ha fondato RAM, organizzazione specializzata in Asia che si occupa di Fair Trade, Editoria e Viaggi di qualità, d’incontro e responsabili. Questo è il suo Blog, dedicato al Reportage.

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