E' appena uscito il mio libro 
BIRMANIA ALIAS MYANMAR. L'ESOTICA INGIUSTIZIA
editore Altreconomia.
 

Le cronache dei colpi di stato si assomigliano tutte: i carri armati per le strade, gli arresti dei governanti in carica, le manifestazioni, la repressione, i militari dappertutto. Per la Birmania ribattezzata Myanmar pareva trattarsi di un triste rituale ormai alle spalle. Sembra che certe cose brutte, e difficili, si dimentichino in fretta: quasi che l’occidente, ma persino i birmani che ne vengono lambiti e condizionati tutti i giorni, si fossero illusi di avere scavallato il peggio, d’essersi immunizzati dal virus della prevaricazione. Adesso lo sappiamo con certezza: erano illusioni, appunto. Il quarto colpo di stato in 60 anni s’è puntualmente consumato nella notte del 30 gennaio. E dietro ci sono numerosi motivi, non solo uno. Troppi nodi rimangono irrisolti in Birmania, certo non solo la questione Rohingya.

In Birmania ha avuto luogo la notte scorsa (tra il 31 gennaio e l’1 febbraio) l’ennesimo colpo di stato. E’ il quarto in 60 anni, ma il primo nell’era della comunicazione globale, come sottolinea l’ autorevole rivista birmana The Irrawaddy. I precedenti ebbero luogo nel 1958, nel 1962 e nel 1988. Protagonisti sempre i militari (in birmano, il Tatmadaw), per impedire a governi civili democraticamente eletti di insediarsi, o per invalidare processi elettorali che li avevano visti perdenti.

I fatti
“Il colpo di Stato in Birmania era nell’aria già da giorni” – scriveva stamani Notizie Geopolitiche – “fin da quando l’esercito, che controlla un quarto del potere effettivo del paese, ha preso a denunciare brogli elettorali in merito alle elezioni svoltesi l’8 novembre”. 

Nelle immagini, scattate in pagode diverse a Pagan nel 2017, persone di tutte le età sono ritratte intente alla preghiera, davanti a un qualche altare. Il buddhismo è senz’altro una delle grandi passioni birmane.

Ancora volti dalla Birmania. Questa volta, tutti di adolescenti.
Su 56 milioni di abitanti, circa 10 milioni hanno tra i 10 e i 19 anni.

Volti birmani, tutti ritratti a Rangoon (oggi Yangon), la capitale.
Nonostante ci si aspetti che il PIL cresca del 6,8% nel 2020, le condizioni del lavoro restano sovente infime.

Dal Boycott Burma all’incidenza della questione Rohingya

La premessa, anche per parlare di viaggi e turismo, deve partire da quello che la Birmania è stata: un paese ricco di tradizioni, di risorse e di fascino, ma oppresso per 60 anni da un regime tra i peggiori del mondo. In cui la casta dei generali, attraverso i decenni, ha cambiato pelle e persone, continuando però a perpetuare il suo potere. Ad ogni costo. I militari hanno orchestrato e gestito numerosi rimpasti di governo, mentre le generazioni si succedevano le une alle altre.

Renzo Garrone

Renzo Garrone, Genova 1956, scrittore e viaggiatore, pubblica dal 1985. Ha visto comparire suoi articoli e foto su numerosi giornali e riviste, realizzato varie guide di viaggio, prodotto saggistica sul fenomeno del turismo e reportage da numerosi paesi. Nel 1987 ha fondato RAM, organizzazione specializzata in Asia che si occupa di Fair Trade, Editoria e Viaggi di qualità, d’incontro e responsabili. Questo è il suo Blog, dedicato al Reportage.

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