In Iran, grande paese di 1.650.000 kmq (quasi sei volte l’Italia!) le attrattive sono molteplici - c’è veramente di tutto.

Per me la popolazione, di cui facilmente ci si innamora vista l’accoglienza che riserva agli stranieri, è forse la principale, e questa sua prerogativa permette al viaggiatore di scoprire quanto siano ingannevoli certi stereotipi. C’è poi un’architettura strepitosa, che i professionisti del turismo hanno sempre sfruttato. E ancora la natura, con vastissimi altopiani, montagne a perdita d’occhio, paesaggi brulli e affascinanti. C’è perfino il mare, a sud nello stretto di Hormuz.
Ma tra i luoghi che più colpiscono il nostro immaginario l’Iran vanta anche immensi deserti, a cui dedico le foto di oggi: nella porzione orientale del paese il Dasht-e Kavir, ed ancora più a est il Dasht-e Lut, che si allarga ulteriormente in diversi laghi di sale. E la bellezza di quest’ultimo, in particolare, rimane scolpita nella memoria.

L’incredibile estensione dei deserti iraniani è il primo dato che mi colpì e spinse ad andarci: il Dasht-e-Kavir misura 200.000 kmq, e il Dasht-e-Lut 160.000: si pensi per raffronto che l’intera penisola italiana si estende su 300.000 kmq in tutto.
Fa parte del deserto più meridionale la porzione di territorio detta dei Kalut, castelli naturali di sabbia in un luogo che può essere – d’estate – il più caldo del mondo: fino a 70 gradi centigradi. Un luogo che visito infatti sempre all’alba e al tramonto, e quasi sempre solo durante la primavera e l’autunno. “A quelle temperature” - scrive un sito per appassionati di motociclismo fuoristrada che si avventurano da queste parti - “non sopravvivono nemmeno i batteri, e infatti questa zona viene chiamata abiotica. Fa talmente caldo da non permettere al latte di cagliare. Non c’è solo sale, ma anche sabbia: una gran fetta di questo deserto è ricoperto da sabbia con dune alte fino a 300 metri. Sono queste condizioni estreme ed il vento che soffia sempre nella stessa direzione, a creare grandi blocchi di sabbia come fossero dei castelli”. Benvenuti nel deserto dei Kalut.

La leggendaria città dei Kalut venne creata 20.000 anni fa dall’erosione dell’acqua e del vento, che giorno dopo giorno ha generato uno scenario davvero unico al mondo: 100 ettari di sale nella zona di Shahdad (è questa l’oasi più vicina, ma a una trentina di km di distanza, impossibile andarci a piedi), e una teoria di grandi elfi di sabbia compatta, a perdita d’occhio.
Le condizioni climatiche estreme fanno appunto sì che non ci sia una vita biologica autentica, se non di tipo minerale, in questa vasta area che rappresenta il cuore del deserto del Lut. Ma salendo all’alba ad ammirare il contesto dall’alto di queste alture, donde pare d’immergersi in un universo primordiale, l’immaginazione corre…
Se vuoi approfondire l’argomento Iran, al paese ho dedicato un libro in uscita in questi giorni. Vedi: https://www.associazioneram.it/shop/ram/libri/libro-iran-garrone-detail