Un minibus locale si arrampica lungo le pendici del Bromo, nell’est di Giava. Complesso vulcanico straordinario, che ha ottenuto lo status di Parco Nazionale, il comprensorio del Bromo è anche uno dei luoghi mitici dell’Indonesia. Esteso su 80.000 ettari ad un‘altitudine che varia tra i 1500 e i 3676 metri, il Parco culmina con la vetta più alta di Giava: il Gunung Sumeru, che incidentalmente è anche un vulcano attivo.

Saliamo dalla città costiera di Probollingo, sulla costa nord giavanese. Fino a Cemoro Lawang, il paese da cui si accede all‘area protetta, sono 56 km. Dapprima si resta in collina, poi si attraversa un tratto di savana, quindi si sale in modo molto ripido. E si continua a salire con pendenze anche del 20%, in mezzo a una natura sempre più emozionante, tra dirupi coltivati ad ortaggi.

Foreste e vulcani. La Giava degli altipiani, all’Equatore, è un mondo incantato che non cessa di sorprendere.  

I minatori di zolfo che operano nel grande cratere di Ijien, d’altra parte, vedono probabilmente le cose in modo più prosaico. Quasi tutti provenienti dalla limitrofa regione di Banyuwangi, compiono un paio di viaggi al giorno tra il villaggio di Paltuding e la solfatara. Ogni carico di zolfo giallastro che riescono a portare a valle, fino alla pesa, vale per loro 65.000 rupie (neppure 4 euro). Sono circa 200, si stima, e lavorano in condizioni disumane.

Ma i minatori rappresentano solo una delle antropizzazioni di Kawa Ijen, a 2800 metri. L’altra faccia sono i turisti che hanno scoperto la zona, di cui parleremo fra poco.

Bali. Il sud dell’isola è in pieno boom. Allora, proviamo a spostare lo sguardo dai soliti turisti, e dalle attrazioni del posto, ai lavoratori del turismo. Cioè, dai fruitori del prodotto a coloro che rendono possibile questo successo.

Incontro Kadek all’aeroporto Ngurah Rai, piazzato strategicamente tra Kuta e Jimbaran. Lui, 40 anni, fa il tassista per una piccola compagnia privata. Moglie e tre figli, due in età scolare e il terzo piccolissimo, Kadek viene dalla provincia di Karangasem, nel nord est di Bali. Si è spostato a vivere a Denpasar con la famiglia per questioni di opportunità: semplicemente lassù non c’è lavoro, spiega, o sarebbe pagato molto peggio. Nel capoluogo Denpasar, città in forte espansione demografica, affitta una stanza con cucinino annesso e una piccola toilette, e dentro ci abitano tutti e 5 assieme - i bambini dormono nello stesso lettone dei genitori. Umile e gentile, come molti balinesi, persino timido, Kadek non ha studiato, ma a comunicare se la cava. Parla volentieri un pò di tutto (del suo lavoro, chiede del mio, si tocca l’argomento calcio, eccetera), nel suo inglese basico ma comprensibile, imparato interagendo coi visitatori. Kadek è un buon testimonial dell’immigrazione interna balinese e dei suoi disagi. A Ubud o a Seminyak la mia stanza d’albergo costa 400.000 rupie a notte, ossia 24 euro. Kadek per la sua ne spende 700.000 (42 euro), ma al mese.

Altra storia quella di Made, 25 anni, cameriera al Cendana Resort a Seminyak, a due passi dalla grande spiaggia oceanica.

In Indonesia vige l’Adat, quella customary law o diritto tradizionale che costituisce l‘insieme delle norme specifiche di una comunità. Esistono molteplici Adat, per via dello straordinario multiculturalismo che caratterizza la nazione. E la Costituzione Indonesiana, laica, riconosce di tutti questi codici comportamentali, con i loro valori, la legittimità.

“Ma in nessuna altra parte dell’arcipelago indonesiano l'Adat è stato così interiorizzato come a Bali“ – dice Wayan P. Windia, 63 anni, che incontro in un sabato pomeriggio assolato a casa sua a Denpasar. Docente di Diritto Comunitario all’Università Udhayana di Denpasar, il prof. Windia in materia è un’autorità. Nessuno meglio di lui può spiegarmi cosa sia l’Adat.

Bali è un’isola piccola. Preziosa, raffinata ed unica forse perchè così piccola: 144 km da est a ovest, in larghezza, solo 80 km in direzione nord-sud. Per Vickers, nel 2000, la popolazione ammontava a 3 milioni di persone. Oggi viaggiamo sui 4.200.000 abitanti. Ma sulla sola Denpasar, il capoluogo, si dice gravitino almeno in 900.000.

“E‘ dagli anni 60 che Bali attrae come un magnete turisti ed expats“ – scrive Mara Accettura. “Una volta quando imperversavano i full moon parties nei crateri dei vulcani ci venivano solo hippies, avventurieri e celebrità (…). Dagli anni 80 il flusso è cresciuto in modo esponenziale e oggi quella scena sparuta un pò wild, artistica e bohemien ha lasciato il posto al turismo di massa (…). Il numero di turisti è sempre crescente: 5,5 milioni nel 2017, 7 milioni attesi quest’anno (2018), su una popolazione di 4.200.000 persone, più 30.000 expat“.

Recupero alcune mie vecchie note di una dozzina d’anni fa, e vi trovo le seguenti riflessioni: (…)“sembra che Bali, priva di industrie, viva solo di turismo, agricoltura ed artigianato. Quanto è vero tutto questo? Vedremo di scoprirlo“. 

A Bali tutti i giorni, con calma, ragazze e donne depongono le proprie offerte allo spirito dei luoghi dove vivono. Qualche volta lo fanno anche gli uomini. Davanti a casa, al cortile e al negozio per esempio, ma anche in tutti i posticini del circondario dove si possa ragionevolmente pensare che un’entità spiritica sia presente. Contadini e contadine fanno lo stesso nei campi.

E però, se Bali è piena di altari, sono tutti vuoti. Si parla di induismo, ma si vedono pochissimi idoli antropomorfi, così presenti in India. Gli spiriti vengono evidentemente considerati senza volto, anche se per i balinesi sono più vivi e reali che mai. (Per i giavanesi, invece, quando vieni al mondo altri “gemelli” senza corpo fisico vengono al mondo con te). E' l’animismo, di fatto, la vera antica e sostanziale religione dell’Asia meridionale. L’elemento più importante della devozione, ciò cui la gente aderisce nel profondo. Gli spiriti senza volto vanno invitati ed accolti con le offerte: solo allora gli altari si riempiono.

Renzo Garrone

Renzo Garrone, Genova 1956, scrittore e viaggiatore, pubblica dal 1985. Ha visto comparire suoi articoli e foto su numerosi giornali e riviste, realizzato varie guide di viaggio, prodotto saggistica sul fenomeno del turismo e reportage da numerosi paesi. Nel 1987 ha fondato RAM, organizzazione specializzata in Asia che si occupa di Fair Trade, Editoria e Viaggi di qualità, d’incontro e responsabili. Questo è il suo Blog, dedicato al Reportage.

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