Perchè gli indiani amano tanto questo Primo Ministro?  Scriveva di Modi appena uscito vittorioso dalle urne, nel maggio 2019, “D Lui” di Repubblica[1]: “l’urbanizzazione e la crescita record dei giovani hanno formato nuovi valori e comportamenti, hanno nutrito le aspettative portandole sempre più in alto. Hanno ridefinito cosa significhi essere indiani. E non è detto che dopo questa metamorfosi essere indiani vorrà ancora dire laicità e pluralismo” – attributi che hanno caratterizzato l’India dall’Indipendenza ad oggi. Le cose hanno cominciato a cambiare con l’avvento del BJP, la destra attuale di governo. Modi lo ha capito e ha fatto le promesse giuste. Ha fatto sognare la giovane India dandole più fierezza, il capitale più a buon mercato per ogni demagogo”.

Udaipur, Rajasthan, 5.00 del mattino del 2 agosto 2019. Appena fuori dall’albergo - sono 30 km fino all’aeroporto, vado a prendere il mio volo per Delhi - il taxista che mi carica esulta per le notizie che arrivano dalla radio. Il “governo del fare” di Modi sta annunciando chissà cosa per il Kashmir: regole diverse, investimenti, più turismo, traduce lui dall’hindi. Così finalmente potrete andarci più facilmente, dice il tassista, un ometto di mezza età certamente costretto ad una vita dura in macchina, tutti i santi giorni in mezzo al traffico impietoso dell’India. “Visto cosa è successo in Kashmir?” - mi apostrofa concitato – “Il governo Modi ha cambiato tutto! Finalmente potrete andare da quelle parti senza più pericoli (il soggetto saremmo noi, i turisti) perché non ci sarà più terrorismo!”

La stazione di Mumbai Chhatrapati Shivaji

Terza puntata delle mie “storie di treni”. Dove scavo ancora di più nel mio passato in India, in una sorta di Archeologia del Garrone… L'articolo di seguito e' stato redatto nel 1988 e si riferisce a quell’anno. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora, ma il messaggio essenziale resta identico. Lo pubblico quindi come è stato scritto allora, con giusto qualche nota di commento a piè di pagina.

Fauna ferroviaria
Giaccio sistemato su una panca di treno, in legno duro, occhi aperti e sensi all'erta. Pronto a vederne di tutti i colori, pronto a un tuffo nel molteplice. Siamo ad una delle trecento fermate dell'Udhyan Express, da Bombay a Bangalore. Partenza ore 20.00, arrivo 24 ore più tardi.
I mendicanti fanno parte dell'esistenza quotidiana. Ecco questo cieco musulmano che canta per poche rupie, il capo reclinato all'indietro, una candida papalina in testa. Lo accompagna sul treno un ragazzino, da solo il cieco non potrebbe farcela, tenendolo per mano lungo il corridoio. Di solito, questa gente canta motivi religiosi, ma ognuno lo fa personalizzandoli, con voce roca, struggente, spezzata. Il bambino, nel frattempo, tende la mano libera. 

Rajdhani express

Seconda puntata delle mie “storie di treni”. Dove scavo ancora di più nel mio passato in India, in una sorta di Archeologia del Garrone… I due pezzi di seguito erano stati redatti nel 1988 e si riferiscono a quell’anno. Ovviamente molte cose sono cambiate da allora, ma il messaggio essenziale resta identico. Li pubblico quindi come sono stati scritti allora, con giusto qualche nota di commento a piè di pagina.

Express, mail, scartamento ridotto

Gestiti dallo stato in regime di monopolio, ancora vecchi e sbuffanti, i vagoni rosso mattone coi finestrini piccoli e sbarrati, i treni indiani sono leggendari. Lo specchio fedele del paese. Usarli significa farsi testimoni diretti degli eventi quotidiani. Può servire a tastarne il polso.
Tra i più vasti ed articolati del globo, il sistema ferroviario indiano fu avviato dagli inglesi a partire dalla metà dell'800, quindi progressivamente esteso e, dopo l'indipendenza, ancora rinnovato ed ampliato. Ha giocato un ruolo decisivo nello sviluppo della nazione unitaria.

Ho pensato a lungo se pubblicare adesso questo vecchio pezzo del 2005 che, al di là del suo (relativo) valore letterario, può essere facilmente interpretato nel solito modo: come è sporca, com’è povera l’India. Come sono sporchi loro, quanta mancanza di igiene, e via con la solita solfa. Decido di pubblicarlo lo stesso sul mio sito così come farò nel prossimo futuro con altri pezzi molto vecchi, visto che vado in India dal 1976 e un po’ di cosette le ho viste. E se anche qui come dappertutto le cose migliorano, nel subcontinente l’igiene resta una questione aperta. D'altra parte gli articoli accumulati dal sottoscritto durante i suoi viaggi in treno da queste parti sono talmente numerosi, ormai, che ho deciso di raccoglierli in un'apposita serie: si chiama Storie di Treni, appunto.

Voglio però sottolineare, a titolo di  indispensabile premessa al pezzo che segue, due aspetti principali.

Primo, gli scompartimenti di treno di cui si parla in questo raccontino sono le “sleeper class” di 15 anni fa, e da allora ad oggi un po’ d’acqua è passata sotto i ponti. Cos’è una sleeper class? E’ uno scompartimento senz’aria condizionata dove sale chi vuole, e su cui chiunque può chiederti un lembo di posto, del tuo posto, anche se tu il tuo sedile l’hai prenotato. Sono gli scompartimenti frequentati dai poveri, che in India rimangono un buon 300 milioni di persone – stima a braccio. Fino agli anni ’90 molti di questi treni andavano a carbone, l’aggravante erano i lapilli della combustione che finivano dentro i vagoni che, nell’afa, viaggiavano coi finestrini aperti anche di notte.

“La più grande democrazia del mondo” va ancora una volta alle urne. Si vota in India per il Lok Sabha, ossia per la Camera dei deputati. La cosa durerà una quantità di tempo spropositata, per i parametri occidentali,  dall’11 aprile al 19 maggio, mentre i risultati saranno noti non prima del 23 maggio.

A Mount Abu, la Blue Lotus (il nome è inventato, la storia no) è una guest house completamente sui generis. Fortuna esserci arrivati. La sera discuto con Rajendra, il proprietario, un ricco imprenditore che ha acquistato l’immobile anni orsono pensando di adibirlo a residenza delle sue vacanze, ma poi ha finito per accogliervi gente in quantità, che arriva tutta dalla sua Ahmedabad (la capitale del Gujarat). Come da Torino si va sulla Riviera di Ponente, come da Bologna si va in Dolomite.

Altura straordinaria, questa dell’ennesimo tempio dell’India dedicato a Rama e ad Hanuman, dove lo staff è costituito di scimmie. Si raggiunge dal villaggio di Hampi con l’attraversamento in barca del fiume Tungabadhra, nei giorni d’estate gonfio delle piogge monsoniche, limaccioso, la corrente decisa. Dieci rupie a testa, ma i sadhu vanno gratis, al solito. Ecco uno di questi coloratissimi eremiti itineranti. Prende anche lui posto a bordo, nel mattino. Gli è bastato ammiccare con gli occhi al barcaiolo, e la risposta di quest’ultimo è stata una leggera inclinazione del capo, quasi impercettibile. Riscontro affermativo. Gli occhi del sadhu sono furbi, quelli di chi deve cavarsela tutti i giorni per strada, senza quattrini, campando di elemosina.

Renzo Garrone

Renzo Garrone, Genova 1956, scrittore e viaggiatore, pubblica dal 1985. Ha visto comparire suoi articoli e foto su numerosi giornali e riviste, realizzato varie guide di viaggio, prodotto saggistica sul fenomeno del turismo e reportage da numerosi paesi. Nel 1987 ha fondato RAM, organizzazione specializzata in Asia che si occupa di Fair Trade, Editoria e Viaggi di qualità, d’incontro e responsabili. Questo è il suo Blog, dedicato al Reportage.

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