Dal Boycott Burma all’incidenza della questione Rohingya

La premessa, anche per parlare di viaggi e turismo, deve partire da quello che la Birmania è stata: un paese ricco di tradizioni, di risorse e di fascino, ma oppresso per 60 anni da un regime tra i peggiori del mondo. In cui la casta dei generali, attraverso i decenni, ha cambiato pelle e persone, continuando però a perpetuare il suo potere. Ad ogni costo. I militari hanno orchestrato e gestito numerosi rimpasti di governo, mentre le generazioni si succedevano le une alle altre. Con il regime di Ne Win dal 1962, con lo SLORC dopo il 1988, e poi con il generale Than Shwe, successivamente, fino al nuovo corso di Thein Sein (quando l’esercito conservava ancora il 75% dei seggi in parlamento); fino alle elezioni democratiche più recenti, che hanno condotto al potere il partito di Aung San Suu Kyi. L’esercito, in lingua birmano il Tatmadaw, in questa transizione infinita ha continuato a tenere in mano, ben strette, le redini del potere. Riuscendo pure a garantire a quei militari che escono di scena (per anzianità, per impresentabilità, spesso per entrambe) privilegi a vita ed immense ricchezze. E tutto ciò va tenuto ben presente nel valutare la posizione di Aung San Suu Kyi e del suo governo, in sella da un paio d’anni. 

Renzo Garrone

Renzo Garrone, Genova 1956, scrittore e viaggiatore, pubblica dal 1985. Ha visto comparire suoi articoli e foto su numerosi giornali e riviste, realizzato varie guide di viaggio, prodotto saggistica sul fenomeno del turismo e reportage da numerosi paesi. Nel 1987 ha fondato RAM, organizzazione specializzata in Asia che si occupa di Fair Trade, Editoria e Viaggi di qualità, d’incontro e responsabili. Questo è il suo Blog, dedicato al Reportage.

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